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INTERVISTE

Antonella nella terra dei Sami

Ciao Antonella nella terra dei Sami. Io e te ci siamo conosciute grazie alla pagina Donne che emigrano all’estero tanto tempo fa. Ci siamo anche incontrate di persona durante un mio viaggio a Stoccolma. Come me sei un’italiana espatriata. Ci vuoi dire brevemente come sei arrivata in Svezia e cosa fai nella vita? 

Ho studiato lingue moderne e nel corso degli anni mi sono appassionata veramente alla cultura precolombiana.

A tal punto che pensavo di trasferirmi a vivere nella terra degli indiani, un popolo quasi estinto che vive oggi in piccoli appezzamenti di terra che lo stato americano gli ha dato!

E pensare che l’America é la loro terra!

Ma il destino, a mia insaputa, aveva in serbo altri piani per la mia vita.

Durante uno scambio universitario in Germania ho conosciuto un gruppo di ragazzi e ragazze svedesi.

Mi hanno affascinata tutti, e uno in particolare. La sua interiorità, il suo silenzio e le sue poche parole hanno stravolto il mio mondo comunicativo ricco di lingua, discussioni e contestazioni, a volte inutili,  con tutti e su tutto.

Dopo 10 anni abbiamo deciso di sposarci e io ho scelto di trasferirmi nella sua terra, la Svezia.

Ho lasciato il mio posto di insegnante in ruolo nella scuola italiana e ricominciato da capo. Ho imparato una nuova lingua, una nuova cultura, un nuovo modo di vivere. E non ho ancora finito di imparare. 

Antonella nella terra dei Sami

Antonella

Quali difficoltà hai trovato come espatriata e quali sono secondo te le grandi differenze tra Svezia e Italia? 

Il primo periodo in una nuova nazione si può considerare come un periodo di innamoramento, tutto appare interessante, diverso e allo stesso tempo migliore.

Si apprezzano soprattutto quelle differenze che si ritenga migliorino la vita.

Col passare degli anni si iniziano a vedere le prime problematiche di tali differenze, si creano i primi shock culturali che col tempo crescono fino a diventare, a volte, delle barriere insormontabili.

Per poter sopravvivere bisogna imparare a convivere. Siamo tutti diversi anche se figli di una stessa nazione o di uno stesso mondo e portiamo dentro di noi delle convinzioni uniche. 

Quando ci siamo conosciute mi hai raccontato che tutte le estati parti con tua figlia per circa due mesi per andare all’estremo nord della Svezia nella terra dei Sami. So che tuo marito e’ originario di quella zona. Cosa vai a fare esattamente in quell’angolo sperduto di terra? 

Mio marito viene dal lontano nord della Svezia, una parte di mondo quasi spopolata e ricoperta di enormi distese di foreste incontaminate.

La gente da quelle parti parla poco o meglio dice l’indispensabile (il che devo dire, con il passare degli anni. mi sembra la cosa giusta da fare).

Lui mi ha insegnato a vedere il mondo della natura con nuovi occhi, a rispettare questo mondo fragile.

Mi ha trasmesso il suo amore per questo mondo e mi ha insegnato a vederlo con i suoi occhi.

“Nature can bring you to stillness, that is its gift to you”

Eckhart Tolle

La natura segue sempre il suo corso

Il popolo Same, di cui porta la cultura, ha per tradizione secolare un contatto profondo con la natura, di convivenza e di rispetto reciproco.

Al polo nord é la natura che fa da padrona e detta le regole all’uomo.

In questa parte di mondo l’uomo é piccolo e rischia la vita se non si adatta ad essa.

I sami hanno ricevuto una parte dei parchi nazionali dell’estremo nord, come il parco nazionale del Padjelanta, sul quale ci sono delle casette che vengono aperte d’estate ai turisti di passaggio. Gli abitanti oltre il circolo polare possono diventare una specie di guardiani di queste case, in ricordo della vita di questo popolo nel periodo della transumanza delle renne.

Oggi vivono in piccoli centri del nord, come Jokkmokk o Kvikkjokk, Kiruna…  

Per mantenere questa cultura si trasferiscono in due periodi entrambi di 6 settimane: allo scioglimenti dei ghiacci, a metà giungo. Poi ritornano alle loro case all’arrivo dell’inverno a settembre.

Per trasmettere questa cultura, queste tradizioni e lo stile di vita che ho in parte fatto diventare mio, ho scelto di portare tra queste montagne mia figlia per 6 stagioni, rinunciando alla vita di spiaggia.

Mio marito é venuto a trovarci per alcune settimane.

Ci si arriva in elicottero e in un battibaleno si viene catapultati tra le montagne ancora innevate dove non ci sono strade o negozi, ma solamente noi e una piccola casetta di 15 mq.

Antonella nella terra dei Sami

La vita scorre prendendo l’acqua al fiume, facendo il pane secondo la tradizione lappone e ascoltando il sibilo del vento delle montagne.

Il sole di mezzanotte ci regala la luce costantemente. A queste latitudini la sera ci abbraccia dei colori del rosso e diventa magica.   

Le giornate le trascorriamo facendo lunghe camminate di esplorazione, pescando nei laghi dove sia permesso, e aiutando i pochissimi turisti di passaggio.

Il legame che si instaura con queste terre é di silenzio, di rispetto della loro grandezza, di ammirazione per le sterminate distese di terre selvagge.

A volte si intravedono animali selvaggi quali volpi, alci, diversi tipi di uccelli e renne. Le ultime osano avvicinarsi alla casa in cerca di cibo. 

Antonella nella terra dei Sami

Si parte!!!!

L’essere a contatto con una natura cosi’ selvaggia e vivere una esperienza simile cosa ti lascia dentro? 

Credo che il regalo piú bello che io abbia avuto sia la comprensione dell’importanza dell’ambiente naturale ed il rispetto della natura.

In questo mondo così fragile che l’uomo negli ultimi 200 anni ha stravolto e portato al punto di non ritorno, servono dei posti così selvaggi per capire quanto sia importante salvaguardare l’ambiente.

Ho perso la fiducia nella capacità di comprensione dell’uomo e temo che gli interessi economici ci stiano portando al baratro. I governanti a livello mondiale non dimostrano abbastanza interesse per convincermi del contrario.   

 

Antonella nella terra dei Sami

Una simile esperienza la consiglieresti a chi voglia in qualche modo ritrovare se stesso? 

Assolutamente si. Non serve viverci 6 settimane, ma ci sono dei sentieri da seguire per vedere le terre dei lapponi.

Bisogna portare tutto con se, cibo, abbigliamento e a volte anche la tenda se non si é abituati a fare lunghi (18 km) tratti a piedi tra le splendide montagne. 

Antonella nella terra dei sami

Bisogna portarsi dietro il cibo e fare il pane

I Sami sono gli abitanti originari della Svezia. Ho letto che come tante minoranze son stati emarginati e costretti a parlare lo svedese ed in qualche modo ad abbandonare la loro cultura. Puoi confermarlo? Perché uno non crede che cose simili possano succedere in un paese progredito come la Svezia. 

Lo stato svedese ha applicato una politica di assimilazione durante tutto il XIX secolo .

Di conseguenza molti di loro furono obbligati ad andare nelle scuole svedesi e a molti figli non fu insegnata la loro lingua originale e genitori e figli smisero di comunicare tra di loro nella lingua madre.

Da venti anni é in corso un processo di riconoscimento dei diritti degli abitanti oriundi di queste terre.

Hanno ottenuto il riconoscimento di minoranza linguistica e hanno dei diritti precisi, ma sono pochi.

Il popolo svedese non capisce e non accetta che abbiano dei privilegi esclusivi, come per esempio quello di pescare nelle acque dei laghi oltre il polo nord.

Ma per loro é una questione di sopravvivenza. I sami che si dedicano alla transumanza delle renne fanno un lavoro durissimo. Pensate che loro non raccolgono i funghi che spuntano tra le montagne per lasciarli alle renne. 

Che spettacolo la natura!

Quando sei stata l’ultima volta nella terra dei Sami? 

Io torno tutti gli anni, tutte le estati, ma non più per lunghi periodi.

Sono in una fase di vita in cui ho bisogno di ritornare alla mia prima “casa”.

So bene che il concetto di casa varia da individuo ad individuo e per me la prima casa é quella della mia infanzia, Sottomarina. 

Con gli amici nel grande nord

Se volessi provare un’esperienza simile che cosa dovrei portare con me e che cosa lasciare a casa, anche in senso figurativo? 

Portati il minimo indispensabile, perché devi trasportare il tutto sulle spalle, ma non dimenticare carta e penna per scrivere le tue sensazioni. 

Mi dici l’ultimo viaggio che hai fatto? 

L’estate scorsa, dopo essere stata a “casa”, ho portato tra le montagne una famiglia di amici svedesi con la loro figlia che é un’amica di mia figlia insieme ad un’amica italiana, che non avevano mai provato un’esperienza simile. Ci ritorneremo. 

Dove ti piacerebbe andare quando si potrà tornare a viaggiare? 

Ho tante mete, troppe.

Credo che la prima sarà ai Caraibi, o alla Hawaii, e credo che sarà uno degli ultimi viaggi che mi godrò con mia figlia prima che prenda il volo.

Ma da quando mia figlia ha vissuto un anno in America, sto seriamente pensando di fare un giro sulle tracce dei primi pionieri che conquistarono il lontano west.

Ho studiato letteratura precolombiana degli indiani d’America e ne sono stata completamente coinvolta. Naturalmente cercherò di visitare tutte le varie tribù indiane delle riserve, che posso incontrare per strada. Penso che li contatterò in anticipo. 

Io comunque ti aspetto sempre a Zanzibar. 

E certo Zanzibar é una delle mie mete e ci vedremo presto! 

Ed anche a me è venuta voglia di andare qualche settimana nel grande nord con Antonella nella terra dei Sami, a ritrovare me stessa.

Prima o poi lo faro’!

Are you ready for camping?

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